L’autore preferito di un copy non può che essere Gaber.

L’autore preferito di un copy non può che essere Giorgio Gaber. Lo dico da metallara, da una che indossa la maglietta dei Guns N’ Roses da una vita, ma quella è un’altra cosa. Lì mi lascio trasportare dal sound, Gaber, invece, è poesia.

Non per niente il suo genere viene definito teatro-canzone, un intreccio di musica, racconto e riflessione capace di parlare a tutti.

L’attenzione per la parola è il cuore della canzone. Come può quindi un copywriter non amarlo o non trovarci qualche parallelismo col proprio mestiere?

Le sue storie sono piccoli insight

In pubblicità, l’insight è quella verità nascosta che ti fa pensare: “Ah, sì! È proprio vero! Mi è capitato un sacco di volte”. Il sentimento dominante è di forte immedesimazione.

L’insight è il punto in cui un'esperienza personale diventa universale. E per arrivarci bisogna prima osservare.

E questo fa Gaber. Non parte da idee straordinarie, ma da gesti quotidiani, vissuti da tutti. Un esempio? Il mio pezzo preferito, “Lo shampoo”.

“Ho la testa ovattata
Non ho neanche una voglia
Non c'è via di scampo
Devo farmi per forza uno shampoo”


Quanta saggezza in questa canzone. Un gesto apparentemente banale, Gaber lo trasforma in un consiglio che, personalmente, seguo alla lettera.
Perché è proprio vero che “la schiuma è una cosa buona”, lava via le preoccupazioni (per un po’) e ti senti subito meglio.

Gaber ha preso un oggetto comune e lo ha elevato a simbolo. In fondo è ciò che fa anche la migliore comunicazione. Solo che, da una parte, la pubblicità cerca di vendere un prodotto, Gaber, invece, invita a reagire con semplicità al malessere che ci coglie. L’una è vendita, l’altra poesia, per l’appunto.

Il cambio di prospettiva

Un’altra lezione che ci dà Gaber è il cambio di prospettiva, una tecnica fondamentale anche nella comunicazione.

Lo vediamo bene ne “La Paura”.

Un uomo in lontananza, una strada illuminata dalla luna. La distanza, il buio e l’incertezza. Gaber ci fa respirare la paura di trovarci da soli, per strada con uno sconosciuto che viene verso di noi. Quali saranno le sue intenzioni? Ma perché non sono rimasto a casa? Perché la polizia non c’è mai quando serve? Si avvicina sempre di più l’inevitabile finché… l’uomo passa, ci sorride, e va oltre. In mano un mazzo di fiori:

“Ahhhh, niente, era soltanto, un uomo. Un uomo che senza il minimo sospetto, mi ha sorriso, come fossimo due persone. È strano, ho avuto paura di un’ombra nella notte, ho pensato di tutto, l’unica cosa che non ho pensato... è che poteva essere semplicemente, una persona. La luna, continua a essere immobile e bianca, come ai tempi in cui, c’era ancora l’uomo.”

 

Mamma mia, ho i brividi. La trovo una riflessione molto potente: spesso non vediamo la realtà per quella che è, ma la interpretiamo e ci raccontiamo altre storie. Quanto è facile che la nostra mente trasformi qualcuno in qualcosa che non è.

Che poi vabbè

Che poi vabbè, ho parlato di copy e comunicazione, ma i testi di Gaber sono amati da tutti, mica solo da chi, con le parole, ci lavora. Gaber ci insegna a osservare meglio. A trovare quell’elemento di verità che ci accomuna. A scavare dentro di noi.

Un artista della narrazione. E noi umani, in fondo, siamo fatti di storie.

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